Egregio Dottor Kircke,
le rispondo solo ora perché ho preferito attendere la consegna del suo "Deretani perduti", che è giunto proprio oggi, ancora olezzante di stampa, ponderoso, monumentale. Non può immaginare quanta gioia mi abbia procurato verificare che i miei insegnamenti, bistrattati, sempre in lotta con l'Accademia ottusa e retrograda, abbiano finalmente trovato un vaso, o per meglio dire, una tazza abbastanza capiente da contenerli tutti. Alla mia età, come potrà forse immaginare, riconoscere un erede è importantissimo. Prendiamo il magnifico secondo capitolo del suo capolavoro: "La coscienza infelice del retto". Splendida è l'analisi della nuova consapevolezza derivante dall'incontro con l'OGGETTO, dalla certezza sensibile, ovvero il momento in cui i nostri sensi ci permettono di affermare con certezza che l'OGGETTO esiste, pur nella difficoltà di conoscerlo nella varietà delle sue manifestazioni, alla percezione, che porta a rilevare il SOSTRATO comune a tutti gli OGGETTI dell'infelicissimo retto, fino ad arrivare al riconoscimento che l'unità è nel retto stesso, il retto inteso come SOGGETTO a cui ricondurre ogni OGGETTO e ogni manifestazione fenomenica dell'OGGETTO. E' solo a questo punto che la realtà fenomenica, i tanti oggetti di cui possiamo prendere coscienza con i nostri sensi, vengono ricondotti all'unico ATTO che pone l'oggetto. L'applicazione del pensiero hegeliano alle vicissitudini epistemologiche del retto è talmente esaltante, che mentre leggevo le sue pagine, che scorrevano sciolte e succose, mi sono chiesto per quale motivo la Natura non abbia voluto che fosse possibile il processo inverso, ovvero l'interiorizzazione dell'OGGETTO, l'autocoscienza del retto. Le sarei estremamente grato se potesse darmi la sua opinione su questo punto che mi sembra cruciale e, temo, di difficilissima soluzione.
Quanto alle "Quattro fasi del non morto", posso annunciarle già da ora che sto pensando ad una nuova edizione in cui in realtà mi impegnerò ad indagare una quinta fase, per la quale sto sviluppando, pur con mezzi spesso inadeguati, le implicazioni della crisi finanziaria europea e della recessione del vecchio continente sulla consistenza dei Non morti. Credo che sia un campo di studio foriero di numerosi sviluppi: come incidono la depressione, l'incertezza per il futuro, la mancanza di prospettive, la chiara percezione della decadenza del vecchio mondo sulla capacità dell'uomo europeo di generare Non morti? Non crede che ci sia una stretta connessione tra benessere e Non morto? Anche su questo punto attendo uno scambio intenso e stimolante.
Chiudo questa mia comunicandole che da domani darò inizio ad una fase di sperimentazione su uno sceltissimo gruppo di giovani studenti del mio College. Sono tre allievi del primo anno, undergraduates ancora immuni dalla tragica ipocrisia del nostro sistema universitario. Per una settimana non potranno emettere flatulenze, nè in pubblico, nè tanto meno in privato, nè ovviamente potranno evacuare; per il resto potranno condurre una vita del tutto normale e nutrirsi nella famigerata mensa del St. John's. Chiederò loro di descrivere in un diario sensazioni, pensieri, eventuali malesseri, considerazioni di carattere generale. Si inizia domani alle 8:00. Attendo ancora notizie sugli esperimenti fonici che sta conducendo.
Un ossequioso saluto
Prof. Colon Arhur Fawcet Babington
Department of Natural Philosophy
St. John's College
Cambridge
UK
Nessun commento:
Posta un commento