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sabato 24 marzo 2012

7°epistola: Dott.Kircke a Prof. Babington

Leipzig, 24 Marzo 

Mio esimio e stimato Mentore,
ho riflettuto a lungo sulla questione postami nella sua precedente missiva, se sia più onesto "isterizzare" l'evacuazione e i suoi derivati, facendone il tramite per un'espressione disinibita dell'Io, una sorta di rivoluzione Coprornicana in grado di rovesciare e ricreare nuove logiche per i legami sociali o se, piuttosto, non si debba fondare l'atto stesso dell'evacuazione come un atto quantificabile, trovando le misure in grado di produrre, attorno ad esso, un sapere che gli consenta di sussistere a pieno titolo tra i discorsi della scienza. Pur condividendo con lei l’idea che il nostro PIL (Prodotto interno lordo e lordissimo) si ribelli, per suo statuto ontologico, all'associazione con il concetto di nettezza e di istituzione, ciò non di meno è necessario trovare un modo affinché esso diventi oggetto di una scienza tramandabile. Un prezzo per la nostra escatologia deve, dunque, essere quello di asservirsi, almeno in piccola parte, alle istanze ortopedizzanti dell'utilizzo delle pubbliche latrine, tema caro al Ministero dell'istruzione e, ad oggi, unico campo in cui convergono i finanziamenti. In questo momento l'eiezione fecale inodore e insonorizzata rimane l'unico progetto finanziato dal dipartimento di Scienze Naturali e ciò che mi permette di portare avanti, nel retrobottega dei laboratori, progetti più arditi, destinati a trovare luce quando sarà tramontato questo secolo copro-fobico e spento. A tal proposito sarei molto interessato ad avere un suo parere su un dato assai bislacco, rilevato negli ultimi esperimenti sugli anelli gassosi dei non-morti, che sto osservando in 102 soggetti con intestino pigro.
In 50 di questi casi compaiono fenomeni di sonnambulismo elettivo: il soggetto si alza nel cuore della notte, si lamenta tenendosi il ventre tra le mani e e va a sedersi sulla tazza del sanitario, mimando a tutti gli effetti l'atto e permanendo per tutta la sua durata in stato di incoscienza.
Secondo la mia teoria l'abbassarsi della temperatura nelle ore notturne e la grande abbondanza di materia, favoriscono la formazione dei cosiddetti “giganti gassosi”. L'atmosfera di idrogeno, azoto, metano e particelle areosolizzate di feci, sormontata da nubi di ammoniaca, idrosulfuri e fosfina, crea delle bande parallele attorno ai fecalomi in grado di generare campi magnetici potentissimi. Sono state osservate "grandissime aurore" molto più spettacolari di quelle terrestri e fulmini che partono dalle nubi con una potenza 50 volte superiore a quella dei normo-peti diurni. Tale campo magnetico, secondo la mia idea, verrebbe dunque ad interferire con la coscienza dei dormienti, impossessandosi dei loro corpi in un suggestivo ed atavico richiamo alla scena dell'atto primordiale della creazione. La prego di mantenere il più stretto riserbo su tali dati e di non farne parola neanche con persone che ritiene fidatissime. Mi scriva cosa ne pensa e mi raccomando, si tenga in forma per il Convegno di Maggio a Belgrado su "villi intestinali e ville intestate: nuove correlazioni tra feci e possessi. Sarà sicuramente occasione di scambio e grande arricchimento per la nostra piccola ma tenace comunità.
Con l'affetto e la stima di sempre le porgo i miei più accorati saluti
Suo affezionatissimo Thomash Kircke 

domenica 11 marzo 2012

Epistola n. 6: Prof. Babington a Dottor Kircke

Cambridge, 11 marzo

Mio caro e paziente Dottor Kircke,

molto tempo è trascorso dalla sua graditissima e, come sempre, confortante lettera del 23 gennaio. Gravi disturbi e gli inevitabili acciacchi della mia non più verde età mi hanno impedito di abbandonarmi al soave piacere di scriverle e aggiornarla sulla stato sempre più melanconico delle mie ricerche.
Ricordo ancora quando, giovane Lecturer del St. John's, mi avviavo alla scoperta della mia passione e della ragione più profonda della mia vita di scienziato. Erano tempi diversi, più liberi e ambiziosi, più aperti al nuovo e più coraggiosi. Esisteva ancora un Dipartimento di Storia Fecale e il mio mentore, il celebre Professore Pit Cramp, mi incoraggiava a girare per le sacre aule e nei sacri bagni dell'università munito di un antiquato microfono e di un registratore (oggi esposti nell'ormai dimenticato Museo di storia anale) con cui documentare i rumori più intimi dei miei colleghi e delle mie colleghe, dei miei docenti e finanche del magnifico Rettore. Indispensabile era poi l'uso del cosiddetto "cattura essenze" (Smelling device 340), l'innovativo, almeno al tempo, dispositivo di filtraggio e catalogazione degli odori connessi alle nostre più sincere e autentiche esternazioni. Quante nottate passate in laboratorio, quanta energia, quanto entusiasmo.
E' in quegli anni che sono nati i testi per cui oggi, vecchio e piegato dall'ostracismo accademico, sono ancora immeritatamente ricordato: l'archetipico "Eterno ritorno del fecaloma", "Le tre fasi del non morto", recentemente ristampato come "Le quattro fasi del non morto", e l'ormai introvabile "Suoni e odori del nostro Io".
Ritrovo però in lei l'indomita perseveranza di un tempo, e apprezzo enormemente il modo in cui sta portando avanti le sue ricerche nonostante le difficoltà e la semi-clandestinità. Encomiabili sono gli sforzi rivolti ad aiutare l'umanità a padroneggiare l'imbarazzo legato alle esternazioni pubbliche. Eppure inevitabile scatta un'obiezione di fondo: non sarebbe più rivoluzionario rendere socialmente accettabili queste nostre naturalissime e umanissime manifestazioni? Manifestazioni che spesso si rivelano potenti, commoventi, sorprendenti? Perchè nasconderle, padroneggiarle, quando invece potrebbero costituire argomento di conversazione, motivo di scambio, trasformandosi in collanti per relazioni impostate finalmente su una maggiore sincerità e naturalezza? Come può il maggiore estimatore della scarica diarroica, giustamente assimilata ai toni del fagotto rinascimentale, ambire all'eliminazione della sonorità di peto ed escremento?
E' questa la nuova frontiera dei miei studi. Frontiera che si è aperta dopo il mese di esperimenti condotti sui miei tre allievi, i tre fratelli Fartson, di cui leggerà nelle prossime settimane sul Faeces Quarterly. Posso soltanto anticipare che al termine del mese di forzata astensione dalla scoreggia pubblica e privata (per ragioni mediche e legali sono stato invece costretto ad accordare l'evacuazione dopo appena una settimana), i tre soggetti sono sprofondati in una forma depressiva ancora non classificata. Appena avrò ottenuto i primi dati dal Dipartimento di Neuropsichiatria dell'Università del Lichtenstein provvederò all'elaborazione dei risultati sperimentali.

Con affetto e stima

Suo Prof. C.A. Fawcet Babington
Department of Natural Philosophy
St. John's College
Cambridge
UK

lunedì 23 gennaio 2012

Epistola n°5: Doctor Kircke - Professor Babington

Mio esimio mentore,

i miei esperimenti sulla fonica dell'atto proseguono nella totale clandestinità e con pochissime risorse. Tuttavia, il trasporto e la vivacità viscerale dei miei studenti consente loro di prestarsi alle misurazioni, nonostante io abbia all'attivo un'unica borsa di studio. Hanno rettovie giovani ed elastiche, ricche di galvanico entusiasmo e su cui conto molto. Tra le altre cose, e per condividere l'ormai avviato scambio di avversioni che entrambi subiamo, le dico che il consiglio di ateneo sta obbligando tutti gli iscritti ai miei seminari ad assumere, pena l'esclusione dal corso di laurea, potenti astringenti a resine per impedire, con ogni mezzo (anche il più scorretto) una sana e robusta defecazione propedeutica alle mie ricerche dipartimentali. Come però le dicevo, l'ardore fecale dei miei pupilli non si arresta di fronte a nulla. Ho appena terminato di stilare un nuovo rapporto sul timbro acustico delle scariche diarroiche e sulla loro incredibile concordanza sonora con il suono del fagotto arcaico, padrone, per eleganza e ricercatezza, di molte nobili partiture rinascimentali. Inoltre, sono quasi sul punto di concludere il processo di validazione della teoria dell'eiezione fecale inodore e insonorizzata che permetterebbe finalmente di padroneggiare suoni e male-odori durante le evacuazioni nelle latrine pubbliche. Da sempre il retaggio della vergogna ha perseguitato gli uomini nella sacra deposizione di monoliti marroni nei bagni pubblici, impedendo la gratificazione e la serenità d'animo che dovrebbero sempre accompagnarsi a questa attività primigenia. Sono adesso patrimonio del sapere le misure da adottare per una buona pratica escatologica nel rispetto della dignità propria ed altrui. Spero solo di poter pubblicare i miei risultati sul gazzettino del Dipartimento di Scienze della nutrizione il cui direttore si è mostrato sensibile al mio dramma e disposto ad ospitarmi.
Attendo con impazienza un suo report dettagliato sull'esito degli esperimenti che sta conducendo sul suo gruppo scelto. Sarei interessatissimo a confrontare i suoi risultati sull'induzione forzata di stipsi  con alcuni dati rilevati in laboratorio e relativi alla scoperta di anelli gassosi che circondano i non morti in una suggestiva rievocazione delle vicende del nostro Universo.
La saluto con l'affetto e la stima di sempre
suo fedelissimo
Thomash Kircke di Belgershein

domenica 15 gennaio 2012

Epistola n. 4: Prof. Babington a Dottor Kircke

Egregio Dottor Kircke,

le rispondo solo ora perché ho preferito attendere la consegna del suo "Deretani perduti", che è giunto proprio oggi, ancora olezzante di stampa, ponderoso, monumentale. Non può immaginare quanta gioia mi abbia procurato verificare che i miei insegnamenti, bistrattati, sempre in lotta con l'Accademia ottusa e retrograda, abbiano finalmente trovato un vaso, o per meglio dire, una tazza abbastanza capiente da contenerli tutti. Alla mia età, come potrà forse immaginare, riconoscere un erede è importantissimo. Prendiamo il magnifico secondo capitolo del suo capolavoro: "La coscienza infelice del retto". Splendida è l'analisi della nuova consapevolezza derivante dall'incontro con l'OGGETTO, dalla certezza sensibile, ovvero il momento in cui i nostri sensi ci permettono di affermare con certezza che l'OGGETTO esiste, pur nella difficoltà di conoscerlo nella varietà delle sue manifestazioni, alla percezione, che porta a rilevare il SOSTRATO comune a tutti gli OGGETTI dell'infelicissimo retto, fino ad arrivare al riconoscimento che l'unità è nel retto stesso, il retto inteso come SOGGETTO a cui ricondurre ogni OGGETTO e ogni manifestazione fenomenica dell'OGGETTO. E' solo a questo punto che la realtà fenomenica, i tanti oggetti di cui possiamo prendere coscienza con i nostri sensi, vengono ricondotti all'unico ATTO che pone l'oggetto. L'applicazione del pensiero hegeliano alle vicissitudini epistemologiche del retto è talmente esaltante, che mentre leggevo le sue pagine, che scorrevano sciolte e succose, mi sono chiesto per quale motivo la Natura non abbia voluto che fosse possibile il processo inverso, ovvero l'interiorizzazione dell'OGGETTO, l'autocoscienza del retto. Le sarei estremamente grato se potesse darmi la sua opinione su questo punto che mi sembra cruciale e, temo, di difficilissima soluzione. 
Quanto alle "Quattro fasi del non morto", posso annunciarle già da ora che sto pensando ad una nuova edizione in cui in realtà mi impegnerò ad indagare una quinta fase, per la quale sto sviluppando, pur con mezzi spesso inadeguati, le implicazioni della crisi finanziaria europea e della recessione del vecchio continente sulla consistenza dei Non morti. Credo che sia un campo di studio foriero di numerosi sviluppi: come incidono la depressione, l'incertezza per il futuro, la mancanza di prospettive, la chiara percezione della decadenza del vecchio mondo sulla capacità dell'uomo europeo di generare Non morti? Non crede che ci sia una stretta connessione tra benessere e Non morto? Anche su questo punto attendo uno scambio intenso e stimolante.
Chiudo questa mia comunicandole che da domani darò inizio ad una fase di sperimentazione su uno sceltissimo gruppo di giovani studenti del mio College. Sono tre allievi del primo anno, undergraduates ancora immuni dalla tragica ipocrisia del nostro sistema universitario. Per una settimana non potranno emettere flatulenze, nè in pubblico, nè tanto meno in privato, nè ovviamente potranno evacuare; per il resto potranno condurre una vita del tutto normale e nutrirsi nella famigerata mensa del St. John's. Chiederò loro di descrivere in un diario sensazioni, pensieri, eventuali malesseri, considerazioni di carattere generale. Si inizia domani alle 8:00. Attendo ancora notizie sugli esperimenti fonici che sta conducendo.

Un ossequioso saluto

Prof. Colon Arhur Fawcet Babington
Department of Natural Philosophy
St. John's College
Cambridge
UK

lunedì 2 gennaio 2012

Epistola n°3: Kircke in risposta a Babington

Leipzig, 2 Gennaio 2012  


Esimio Prof. Colin Arthur Fawcett Babington, 

mi preme innanzitutto comunicarle il mio cordoglio per le angherie di cui è oggetto in questi tempi di barbarica irriconoscenza. I consigli di amministrazione degli atenei sono quasi tutti caduti in mano a colleghi che non prendono in considerazione le potenzialità del rovescio del corpo, come mi piace chiamarlo, e sono accecati unicamente da un sapere ascensionale, rivolto alle sfere celesti della materia, dove regna suprema e indomita la sublimazione.
“Deretani perduti” dovrebbe essere già in rotta verso Cambridge; ho ritenuto doveroso proteggere la nostra corrispondenza evitando di servirmi del corriere postale della Leipzig Universitat, ragion per cui la consegna potrebbe subire qualche ritardo. Se nel suo caso hanno ribattezzato il Dipartimento, nel mio hanno provveduto a sostituire il  provvidenziale 110 e peto della commissione con l'insulso 110 e lode, giustificato, a loro dire, dalla necessità di adottare un criterio unico di valutazione che permettesse ai discepoli più promettenti di spendere il loro titolo anche altrove. Volgari! e per giunta falsi! 
Ho ricevuto “le quattro fasi del non morto” e ne ho divorato i primi 4 capitoli trovandoli di grande spessore scientifico. Ho apprezzato, in particolare, le annotazioni in calce al capitolo “Spasmi peregrini ” ed “Epiteti finali”. Dimostrano il primato della sua penna sul grande tema del prodotto interno lordo e sulle venture del metabolismo intestinale. Gli altri capitoli ho deciso di destinarli all'anno che verrà e che si profila ricco di spunti tonificanti, fondamentali per ridestare la nostra amata disciplina dal sudario in cui i molti vorrebbero relegarla. Nei primi capitoli del suo tomo ho trovato anche innumerevoli punti di incontro con le tesi da me esplicitate ne “Il grande atto nero”. E' proprio in questo lavoro che enfatizzavo il ruolo della calendula nella risoluzione di occlusioni dovute a giacenze remote, annidate come presenze letargiche ed in grado di risvegliarsi nei momenti meno propizi. La non-morte dell’escremento è un evento da cui nessuno può prescindere e che segna il persistere della materia anche dopo mesi di apparente quiete e nonostante i tentativi più nobili di rimuoverla dalle preoccupazioni primarie dell’uomo. 
Si è fatto tardi e il petrolio nella mia lucerna mi costringe ad apporre la firma sotto queste righe che scalpitano nell'attesa d'esser lette. Le porgo i miei migliori auguri di un felice e fecondo anno nuovo. Si prenda cura delle sue ossa, abbiamo un gran daffare innanzi e non le nascondo quanto sarei onorato di ricevere una sua visita qui a Lipsia.
Suo fedele 
Thomash Kircke di Belgershein

giovedì 29 dicembre 2011

Epistola n°2: risposta all'Egregio Dott. Kircke

Egregio Dottor Kircke,
ricevo con grande piacere la sua missiva, lusinghiera e provvidenziale. Se Lipsia è piegata dalla morsa del freddo, Cambridge, nonostante la nebbia persistente, si mostra stranamente mite e benevola nei confronti nelle mie povere ossa. Da tempo sto seguendo i suoi studi e ho letto con grande interesse i suoi articoli più recenti, "Il fecaloma e l'essenza" e "La libera flatulenza". Ritengo inoltre estremamente audaci e innovativi gli esperimenti sulla fonica dei fecalomi, esperimenti che, come credo lei sappia, sono stati tassativamente vietati al St John's College di Cambridge. Avrà seguito la triste vicenda che mi ha visto, mio malgrado, coinvolto: il titolo del mio insegnamento è stato riconvertito da "Escatologia Naturale" a "Filosofia Naturale"; il nuovo governo tory ha sottratto notevoli fondi al mio dipartimento; il noto "Museo Dipartimentale di Storia Anale" è ormai in ginocchio, in pratica chiuso, da un paio di mesi; i miei allievi migliori sono costretti alla clandestinità. Il mio ultimo lavoro, "Le quattro fasi del Non morto", è stato accolto con freddezza e ancora non è stato recensito. Ritengo dunque estremamente importante stabilire un proficuo contatto intellettuale con lei, mio giovane amico. Le penuria di mezzi non mi ha permesso di acquistare per il mio Dipartimento "Deretani perduti", le chiederei dunque di inviarmene una copia, sarò onorato di recensire il volume per il "Faeces Quarterly". Le invio inoltre "Le quattro fasi del Non morto", sperando di trovare in lei un lettore attento e appassionato. Approfitto del privilegio di questa corrispondenza, per chiederle, infine, se ha finalmente individuato la relazione tra Caduta/consistenza/suono del Fecaloma e profondità dell'acqua della tazza.

Distinti Saluti
Prof. C.A. Fawcett Babington
Dipartimento di "Filosofia Naturale" (ex Escatologia)
St. John's College
Cambridge
United Kingdom

martedì 27 dicembre 2011

Epistola n°1: lettera all'Esimio Prof. C.A Fawcett Babington

Lipsia,  26 Dicembre 2011

Stimatissimo Prof. Colin A.F. Babington,
le scrivo da una Lipsia piegata dalla morsa del freddo con il proposito, spero gradito, di stabilire un ricco e profano carteggio in materia escrementizia. La reputo il più illustre e brillante studioso di escatologia naturale, disciplina da lungo tempo ed ingiustamente ostracizzata dal gota accademico teutonico. Da circa 3 anni conduco esperimenti di laboratorio sulla fonica e sulla caduta dei fecalomi che, come potrà immaginare, trovano corale dissenso in tutti gli ambienti accademici europei. Ho scritto diversi saggi sulla flatulenza e sulla modulazione del suono intestinale prodotta da fecalomi in situazione di deprivazione nutritiva o di una monotona e cattiva alimentazione. Sono convinto, altresì, che una buona relazione ed intimità con le proprie feci possa produrre effetti relazionali assai desiderabili e, per altro, non ottenibili con i classici metodi della pedagogia. Su tali argomenti ho scritto: "deretani perduti" e "il grande atto nero". Mi ripropongo di non dirle altro e mi limito a renderle nota la stima che ho per lei e per le sue scoperte illuminanti.
Suo fedelissimo 
Thomash Kircke di Belgershein