Stamattina si rotolava nel letto in un ben dosato dormiveglia, però le capitava di pensare, al contempo, che la sveglia non fosse suonata e dunque che fosse tardi. Così, rotola di qui, rotola di lì, agguanta l'orologio per fugare ogni dubbio e decide di alzarsi convinta che l'apparecchio superasse l'orario della sveglia prevista e che, addirittura, si azzardasse a sfiorare quel quarto di ora in più dopo il quale il ritardo si fa irrecuperabile.
Si alza, si prepara un caffè e si accorge che il ritmo della casa confligge con l'orario appurato. Così, torna indietro verso quel primo allucinogeno orologio e scopre che lo stesso, infido, segnava in realtà l'ora precedente a quella sincerata. Per una fortuita bizzarria ella viene proiettata in un portentoso anticipo che la turba a tal punto da renderle impossibile ogni movimento (catatonia da anticipo) fino a riportarla, con un decompressione temporale, nell'abituale fascia oraria del ritardo a cui ella è ben avvezza e che molto l’aggrada.
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