Il vero, grande, grandissimo problema dell'artista è che non può mostrare al mondo la propria cratura senza essere portato dalla parola di qualcunaltro. Per rendere visibile questo prodotto inevitabilmente dell'interno, è necessario enfatizzarlo, renderlo appetibile, aggravarne il peso in termini di bellezza ed utilità e se un artista facesse tutto questo con la propria creatura essa apparirebbe goffamente infiocchettata e tutti avrebbero un moto riservato di antipatia e lascerebbero cadere l'interesse come si lascia cadere la cenere dalla propria smisurata sigaretta. A nessuno piace dire quanto è bello lo scarrafone. Nessuno dovrebbe vestire a festa il proprio scarrafone su cui è invece necessario sospendere il giudizio genitoriale. E allora il nascituro ha bisogno di una culla che venga dondolata e dondolata da molte balie amorevoli e dondolata ancora fino a che il nenato non ruzzoli fuori facendo rumore e arrivando ai piedi di persone preferibilmente distratte che calpestandolo si renderebbero conto di qualcosa. Il momento in cui pesti una pasticcio di materia e sei costretto a levarlo da sotto la suola dalla scarpa munito di stuzzicadenti, alcool puro e molti batuffoli di ovatta, ebbene, quello è davvero l'unico momento in cui sei davvero vicino alla sua essenza e puoi coglierne ogni particolare sfumatura.
Ogni artista per essere visibile è costretto a passare per qualcun'altro che medi il suo rapporto con il mondo, che lo faccia accomodare in un salotto dove si parla una sola lingua e dove si perde il genio. Altrimenti sei Edward Wood oppure Andy Kaufman.
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